Il 21 febbraio 1880, a Bitonto, da una famiglia di agricoltori, nasceva Giovanni Modugno.
Il padre, Arcangelo, piccolo coltivatore diretto, nel 1875 aveva sposato Maria Giuseppa Sannicandro, appartenente ad una famiglia proprietaria di parecchi terreni agricoli. Il piccolo Giovanni fu battezzato, il giorno successivo alla nascita, il 22 febbraio, presso la parrocchia di Sant’Egidio dallo zio materno don Pietro Sannicandro.
Così è stata descritta famiglia del Nostro. La mamma “… alta, severa, ha un volto da cui traspare una mente chiara e un carattere fermo…era una donna coraggiosa e ricca di iniziativa, specialmente nel soccorrere i poveri.”. Il padre “Il babbo era gran brav’uomo, pacato, e a sentirlo parlare e guardarlo ci si sentiva in pace”.
Il giovane Modugno apprese molto dalla sua mamma e le fu sempre grato. Anche gli zii materni
influenzarono la sua formazione. Fra questi lo zio Pietro che era parroco della chiesa di San Giovanni
Evangelista a Bitonto, una parrocchia situata nel borgo antico della città dove la povertà abitava in ogni
casa. A 7 anni Giovanni cominciò a frequentare la prima classe presso una scuola privata. Veniva
prelevato da casa dallo stesso maestro ”una figura mingherlina e sbiadita”. Giovanni ha avuto sempre un
rapporto difficile con la scuola pubblica che lo “deludeva” rispetto all’insegnamento ricevuto in famiglia.
Non accettava i “metodi oppressivi” dell’insegnamento “incapace di penetrare nell’animo del fanciullo”.
Preferiva leggere i libri che trovava, quasi certamente, nella biblioteca dello zio Pietro. in quarta classe,
aveva 10 anni, conobbe il libro di Edmondo De Amicis: “..Il soave, il grande autore di Cuore …che mi ha
reso più buono e mi ha ingentilito il cuore”, scriverà più tardi. Nel 1892, all’età di 12 anni, si iscrive alla
prima classe ginnasiale, ma anche qui non riesce a frequentare con entusiasmo. Nel 1895 lasciò la scuola
pubblica e preferì prepararsi personalmente per gli esami della licenza liceale.
Superati gli esami della maturità degli studi classici, si iscrisse alla facoltà di Scienze Naturali
dell’Università di Napoli dove si recò negli ultimi mesi del 1900, accompagnato dallo zio Pietro. T
ra la fine di
luglio e gli inizi di agosto del 1905 discusse la sua tesi su“La classificazione dei vertebrati”. Giovanni rimase a Napoli almeno fino ai primi mesi di febbraio
1907: continuò ad insegnare presso alcune scuole private di Napoli, ma soprattutto seguiva lezioni presso la Facoltà di Filosofia, dove si era iscritto.
Superato il Concorso per l’insegnamento di Filosofia e Pedagogia presso la Scuola tecnica comunale di Corato, nel novembre 1907 iniziò il suo nuovo
insegnamento. Nel maggio 1911 conseguì la laurea in Filosofia e il 23 dicembre, presso la parrocchia di S. Giorgio, sposava Maria Spinelli. I novelli sposi, nei
primi giorni di gennaio del 1912, stabilirono la loro casa Corato dove, il 28 luglio 1913, nasceva la figlia Pinuccia. Negli ultimi mesi del 1913 la famiglia si
trasferiva a Barletta, in Via Nazareth, dopo aver superato il Concorso per Direttore del locale Ginnasio magistrale. Da Direttore non lasciò l’insegnamento e,
spesso, suppliva qualche professore assente. In quegli anni l’Italia si preparava alla “grande guerra”, ma per il suo ruolo di Direttore, Giovanni fu esonerato
dal servizio militare.
Pur rimanendo nella sua terra, il suo pensiero fu sempre più conosciuto e apprezzato al di fuori dei confini provinciali e nel 1916 fu eletto presidente
dell’Associazione nazionale dei Direttori dei Corsi Magistrali. Nel maggio del 1920 superava il Concorso speciale per Direttori delle Scuole magistrali e nel
novembre dello stesso anno si trasferiva a Bari, in Via Cardassi, per assumere la direzione della Scuola Normale maschile e per insegnare Pedagogia. La scelta
di Bari non interruppe i già numerosi rapporti scientifici che Giovanni aveva con i più importanti pedagogisti di quegli anni.
Nel 1923 Lombardo Radice invitava Modugno ad accettare la carica di Provveditore agli studi per la Provincia di Bari, ma. Modugno rifiutò “per amore di
posizioni nette”.
Alla fine di quel 1934, il 22 novembre, moriva l’unica figlia Pinuccia. Un dolore non gridato ma vissuto intensamente e cristianamente.dopo la morte della
figlia è stata data dalla moglie: “Giovanni non si chiuse in sé stesso, ma iniziò fervido il colloquio con l’Invisibile e l’Onnipotente”
Nel febbraio del 1947 Modugno lasciava l’insegnamento scolastico e continuava la sua opera educativa collaborando con “La Scuola Editrice di Brescia.
Negli ultimi anni i riferimenti alla sua malattia diventano più frequenti: egli stesso riferiva agli amici “le mie condizioni di salute sono peggiorate per i
frequenti disturbi gastrici e circolatori”. Così la moglie descrive i suoi ultimi anni: “La persona fisica si andava sempre più spogliando di ciò ch’era
puramente corporeo; il linguaggio non era più accessibile alla nostra intelligenza, giacché i suoi colloqui dovevano essere con un Qualcuno, ch’era visibile
solo a lui. Nei primi mesi del 1957 il pensiero rimaneva chiuso nella mente”. Il 18 marzo 1957 moriva Giovanni Modugno.
